L’impatto di Heavy Rain cambia brutalmente in base all’aver provato o meno Fahrenheit.
Gran parte dei concetti fondanti il nuovo gioco Quantic Dream era infatti già stata accennata o pienamente espressa nel suo sfortunato predecessore, quindi al primo approccio la sorpresa del novizio può essere sostituita dalla blanda sensazione di déjà-vu in cui s’imbatterà chi si è già goduto una volta l’ottimo sistema creato da David Cage e soci.

Un sistema che però in Heavy Rain è stato affinato e raffinato: le indicazioni contestuali sono abbastanza intuitive e soprattutto nei momenti d’azione funzionano a meraviglia, consentendo stavolta di seguire con attenzione gli avvenimenti su schermo e portando avanti nel contempo la storia in modo fluido e coinvolgente, a tal punto che in breve ci si ritrova ad assumere pose e mantenere il ritmo dei dialoghi a prescindere dall’effettiva necessità, come se si cercasse di aiutare Cage ad ottenere un vero film.

E degno della celluloide è anche lo script, non particolarmente originale magari, visto che in molte scene riprende o cita situazioni classiche del genere, ma comunque serio, coerente e da cui è veramente molto difficile staccarsi, perchè mai prima d’ora quelle scene si aveva avuta l’occasione di viverle in prima persona.

Lodi anche per il comparto audiovisivo: non spinge la PS3 ai suoi limiti e anzi in diverse occasioni la fa faticare più del dovuto, ma l’aspetto accurato e assolutamente realistico degli ambienti (frutto della collaborazione con alcuni architetti), l’ormai efficacissimo motion capture e gli effetti di luce e ambientali restituiscono un mondo cupo, triste, umido come pochi altri finora, all’interno del quale si muovono personaggi che per movenze ed espressività sono un concreto passo avanti rispetto sia a Fahrenheit, sia pure al promo “The Casting” con cui Cage aveva incantato la folla all’E3 2006.

Buone le musiche pur in assenza di Angelo Badalamenti, anche se nelle prime tre note del tema principale riecheggia fastidiosamente il tema di Titanic; ottimo invece il doppiaggio: a Pino Insegno si fa presto l’abitudine, mentre la Gerini resta sempre leggermente al di fuori del contesto, ma in linea generale ci troviamo su livelli molto alti.

Tornando alla narrazione e al gioco, i personaggi sono pennellati con più perizia di quanto non sembri: anche qui i richiami a characters di film e telefilm arcinoti sono evidenti, ma si tratta di un pregio più che di un difetto, perchè facilita l’immedesimazione nei quattro protagonisti, che risulta così pressochè immediata, andando a creare le basi perchè il resto della storia funzioni.

Il tutto compone quindi un quadro già di per sé funzionale, ma il cui valore si moltiplica esponenzialmente considerando le deviazioni possibili nella trama: è praticamente impossibile una volta finito il gioco, non pensare a “cosa sarebbe successo se”, e stavolta si ha una gran voglia di ritornare a vestire i panni di Ethan, Madison, Scott e Norman perchè, contrariamente a Fahrenheit, il loro mondo resta intriso di atmosfera ed emozioni senza soluzione di continuità, dall’inizio alla fine.

Heavy Rain è un punto di non ritorno.
Da adesso in poi qualunque produzione videoludica che voglia strizzare l’occhio al cinema e qualunque VG che voglia narrare una storia adulta e coerente, tenendo il giocatore nei ritmi narrativi anzichè il contrario, dovrà necessariamente fare i conti con il capolavoro di Cage.

Articolo scritto da: inskin

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