Per i più attenti fra voi che giornalmente (settimanalmente, mensilmente, annualmente, etc. etc.) ci seguono, avrete notato che è un po’ di tempo che latito su queste pagine. Diciamo che diversi avvenimenti, unitamente all’avvicinarsi all’orizzonte di un evento epocale (ovviamente non videoludico, ma molto più personale), non mi hanno permesso di coltivare con la dovuta [...]
GTA: Chinatown Wars su DS è andato male.
Talmente male che da iniziale esclusiva Nintendo poco dopo è uscito anche su PSP.
Talmente male che Nintendo e Rockstar si rimpallano ormai da mesi le colpe per l’inatteso flop.
Talmente male da vendere meno di un milione di copie su una base installata di quasi 120.000.000 (cen-to-ven-ti-mi-lio-ni) di console in tutto il mondo.
Eppure è quello che decine di migliaia di hardcore gamers sempre pronti al rimbrotto e al lamento hanno chiesto per anni a Nintendo e Rockstar: un gioco aperto, ricco, lungo, originale, che trasuda lo spirito della serie, che è un piacere a giocarsi e (nei limiti della console su cui gira) discreto e originale a vedersi.
Giusto?
Sbagliato.
Come dicevamo, da mesi Nintendo e Rockstar si accusano vicendevolmente e in maniera più o meno diretta per il clamoroso insuccesso; nel particolare è di pochi giorni fa una dichiarazione di Cammie Dunaway (attuale executive vice president of sales & marketing di Nintendo of America) secondo la quale il tutto è nato da una scarsa spinta pubblicitaria.
Balle.
La soluzione è talmente ovvia che c’è arrivato anche il famigerato Michael Patcher, l’analista che non azzecca una previsione neanche a pagarlo: il problema è nel pubblico.

Certo, per non smentirsi poi Patcher ha cannato l’analisi a monte della sua intuizione: “mancata corrispondenza tra il target di riferimento della serie” “l’utente medio di Nintendo DS ha meno di 17 anni.”…ma voi conoscete qualcuno che possa avere voglia di sangue e sparatorie più di un 14-15-16enne??
E poi secondo lui sul serio se il pubblico del DS fosse solo quello infante-adolescente-prepubere tradizionalmente associato alle console Nintendo, come avrebbe fatto il DS a vendere quasi il doppio del GBA?
Ad ogni modo, al di là dell’ottusità tipica del personaggio in questione, il fulcro del problema è senz’altro quello e no, stavolta i casual gamers non c’entrano nulla.

Chinatown Wars è un ottimo GTA, che si è però macchiato dell’imperdonabile colpa di avere una personalità propria, e tanto basta per non attrarre quella massa di pecoroni che per anni ha pianto lacrime e sangue per avere un titolo della serie su console Nintendo, salvo poi tenersi i soldi belli stretti quando questo, una volta uscito, non si sia rivelato il solito, vecchio, rassicurante more-of-the-same.
Il che spiega anche come mai il pur superbo GTA IV abbia venduto poco più della metà del precedente San Andreas, che altro non era che la terza iterazione di GTA III, del quale manteneva tutte le caratteristiche semplicemente esasperandone gli estremi ed ampliandone i limiti. Come Houser & Co. hanno provato a modificare un po’ le cose, per creare un mondo ed un protagonista più credibili…ZAC! Vendite dimezzate.
Idem per Chinatown Wars, che oltre ad offrire minigiochi, personaggi, interazione e narrazione differenti dal solito, in più ha l’aggravante di non avere una grafica e un’impostazione visiva sufficientemente simile a quella delle versioni casalinghe.
E’ incredibile: 840.000 Chinatown Wars su 120 milioni di Nintendo DS, contro quasi 6.000.000 di Liberty City Stories, copia pressochè sputata di GTA III, su 54 milioni di PSP; e il colpo finale è che la (ri-)conversione su PS2 dello stesso Liberty City Stories ha venduto quasi 3 milioni e mezzo di pezzi!
Che età avranno questi pazzi che sostanzialmente si sono comprati 3 volte lo stesso gioco? Io in media direi 14-17 anni, con buona pace dei divieti.
Quanto sarà stata massiva la campagna pubblicitaria per queste due “riedizioni” di GTA III? Per niente, mentre Chinatown Wars aveva cartelloni a tutta parete sui palazzi di Los Angeles.

Qui non c’è casual gamer che tenga a cui dare la colpa: si tratta di centinaia di migliaia di hardcore gamers che piangono, strillano, sbattono i piedi e poi alla fine belando seguono il gregge: lasciano sugli scaffali un prodotto fatto apposta per loro, ma immancabilmente a casa hanno una copia di Brain Training o di Nintendogs, titoli contro i quali poi però non esitano a scagliarsi su internet, accusandoli di aver traviato e contaminato il videogame.
Ergo, l’hardcore gamer non esiste, è solo un casual gamer che cerca di darsi un tono.
P.S.: Ah, il tutto naturalmente è da considerarsi anche come un test -fallito- per una -ormai improbabile- versione Wii…grazie ragazzi, e ora tutti a comprare Zelda: Spirit Tracks…
Tags: chinatown wars, gta, hardcore gamer, nintendo, rockstar
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